Essere un ambasciatore del vino ai tempi della pandemia

Arrivati a questo punto, mi fermo un attimo. Non che non mi sia già fermato qualche tempo fa a riflettere.

Ad oggi le possibilità di lavorare in ambiente ristorativo sono bassissime. L’operare nel mondo Ho.Re.Ca. è diventato oramai un’utopia. Ristoranti al collasso, enoteche al dettaglio che si son viste in un primo momento negare addirittura la vendita di articoli dopo le 18 e che dire degli hotel, potenzialmente aperti ma con un pubblico penalizzato dalle varie restrizioni, una su tutte, la limitazione degli spostamenti.

In tutto questo, una figura professionalizzata come il sommelier, cosa deve fare per poter esercitare? Cosa deve escogitare per portare un po’ di pane a casa?

Resilienza

È, ahimè, la parola d’ordine. Adattamento al cambiamento appunto, scusate il gioco di rime. 

Io, come molti altri colleghi, ho voluto evolvere il concetto di sommelier per provare a farlo uscire dallo stretto ruolo del ristorante, del wine bar o del consulente per cantine. In che modo lo spiegherò. 

Voglio anche parlarvi di diversi nuovi format del sommelier che mi hanno piacevolmente stupito. Figure che potrebbero essere in grado di trasformare, o meglio evolvere, il ruolo di questo ambasciatore del vino.

Negociant

La recente ed attuale crisi ha colpito duro diversi settori e la filiera produttiva del vino non ne è sicuramente esclusa. Con tutti questi ristoranti chiusi, il vino a chi si vende? La risposta è quanto meno banale dopo il pesante crollo dei consumi fuori casa. Comunque, nonostante ciò, la grande distribuzione e l’e-commerce hanno registrato un aumento delle vendite. Rispettivamente 6,9% e il 122%!! Ma parliamo comunque di numeri esigui se pensiamo agli ordini che potenzialmente avrebbero fatto hotel e ristoranti.

Il problema ora si pone all’origine di questo prodotto che è il vino: ogni anno darà un frutto, a prescindere da quanta crisi o da quante vendite verranno fatte. Con un prodotto costantemente in produzione, il problema si ripercuote nello stoccaggio, specie di piccole realtà artigiane. Oramai molte cantine non hanno più spazio dove mettere ad affinare le bottiglie e, quindi, sempre più in difficoltà ad imbottigliare.

L’idea di questi sommelier, o anche investitori, vista da questa prospettiva balza all’occhio: vestire il ruolo del negociant. Ovvero visitare cantina per cantina per acquistare il vino sfuso più qualitativo, magari riuscendo a spuntare un buon prezzo, imbottigliarlo ed etichettarlo con il proprio nome/brand. 

Condizione interessante, che sfrutta un problema, come quello dello stoccaggio in questo caso a proprio vantaggio. Quello che ne risulta è una vittoria sui vari fronti: cantina più leggera e apertura sul mercato per questa nuova/vecchia idea di business che sa tanto da NM in Francia.

E-commerce

Il dato che più balza all’occhio, soprattutto durante questo periodo di pandemia è sicuramente il balzo degli store online, +122% come citavamo prima. A testimoniare il futuro di questi store anche la non più recente acquisizione della quota maggioritaria di Tannico da parte del gruppo Campari. 

Detto ciò, sul web sono comparsi ultimamente tantissimi nuovi e-commerce, ma il peso sul mercato stima 1 bottiglia su 10 venduta online (https://winenews.it/it/le-commerce-del-vino-nel-mondo-muove-1-bottiglia-su-10-i-dati-nomisma-wine-monitor_434610/). Dati ancora esigui, ma a far drizzare le antenne sono le prospettive: nel 2009 il mercato del vino online pesava solo l’1% di quello totale, mentre nel 2019, anno di inizio crescita, il 7% e nel 2020 il 10-12 %! 

Con un po’ di lungimiranza e capitale, non è difficile pensare ad un futuro roseo per questa categoria e chissà che molti sommelier con il sogno di aprire la propria enoteca non si ritrovino più in equilibrio ad aprirla online.

Sommelier digitale

Preso l’ultimo punto, non sono solo i sommelier che aprono nuovi e-commerce. Anche e soprattutto investitori di capitali e proprietari di catene con un grosso potenziale economico. 

In tutto questo i sommelier possono trarre la situazione a loro vantaggio

Qual è spesso il problema di chi avvia questo genere di attività? Le competenze. Spesso ci si ritrova, parlo come se fossi un amante profano del vino, davanti a grandissimi store con proposte infinite, migliaia e migliaia di etichette, ma poche linee guida da seguire. È qui che le società trovano nel sommelier la figura ideale per far ordine nei loro “scaffali”, con masterclass online, degustazioni virtuali e schede tecniche ben redatte. Sicuramente un bello spiraglio per l’esercitazione della professione che con tanto sudore, e vino, ci si è guadagnati.

Wine planner

Unita all’impennata che ha avuto l’offerta del ruolo di sommelier sul mercato, a fronte dell’altrettanta scarsa domanda, questa figura rischia di diventare svalutata, banalizzata o, peggio ancora, un hobby. Penso che le cose debbano cambiare. Che tutta questa conoscenza ed esperienza meritino un posto nuovo nel mercato che verrà. Per rispetto anche dell’ascesa qualitativa del vino italiano.

Da qui nasce la mia idea: 

Con così tanti e-commerce, e tanti altri che ne nasceranno ancora, come può un consumatore potersi muovere in maniera assolutamente incondizionata e qualitativa? Che fine farà tutto quel vino nelle cantine dei ristoranti che devono ancora riaprire? 

Il wine planner può venire incontro a queste esigenze: per un vino più adatto all’esigenza del cliente; per aiutare un ristorante o un e-commerce emergente che propone vini di altissima qualità ma cerca canali di sbocco; per dare lavoro alla categoria dei sommelier volenterosi, che fanno della professione, soddisfazione del cliente e rispetto del vino il loro mantra.

Si dovrà creare un collegamento, anche digitale, tra sommelier e cliente. Il primo avrà come compito quello di capire con il suo “sesto senso” quelli che potrebbero essere i vini più adatti alla situazione del cliente e organizzare il suo ordine, che arriverà direttamente a casa sua. Se questa figura lavorasse in sinergia con realtà ristorative locali, o enoteche, potrebbe muovere un mercato che per troppo tempo è rimasto a guardare, e subire, la pandemia che sta stravolgendo il mondo.

Conclusioni

Guardandomi intorno, sono alcuni dei movimenti che si captano in questa situazione, dove il sommelier prova ad adattarsi e afferrare con le unghie tutte le possibili novità di mercato.

Detto ciò la mia idea di business, wine planner, vuole anche essere un appello a tutti quelli che vogliano aderire, clienti/attività/sommelier o investitori, per provare a salvaguardare il nostro meraviglioso panorama enoculturale e lavorativo.

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